La maggior parte delle persone conosce poco o nulla, oggi, dell’articolato e affascinante processo di produzione del cibo. E’ davvero curioso- non credete?- che l’umanità si nutra di prodotti provenienti dalla terra e sia, di fatto, così disinformata su questi argomenti. Eppure, fino a qualche decennio fa, questa ignoranza e questo disinteresse nei confronti della terra che produce il buon cibo erano inimmaginabili. Oggi, purtroppo, è raro, soprattutto nelle città, trovare un bambino che abbia visto un campo di grano, che sappia cos’è un aratro o che conosca l’avvicendarsi delle colture stagionali. Un sapere prezioso è andato perduto, lasciando spazio ad un crescente ed insulso consumismo che ha spazzato via la cultura del cibo. Eppure, nella storia dell’uomo, connotata da carestie, guerre e rivoluzioni, l’agricoltura e i suoi prodotti sono stati un denominatore costante e comune. Eppure, che ci piaccia o no, l’agricoltura è stata la prima importante attività socializzante.
Il primo anello di ogni catena alimentare è legato alla terra. Ogni ciclo vitale termina nella terra.
Quando andiamo in vacanza ci preoccupiamo del percorso che dovremo fare, tenendo bene a mente il luogo di partenza e quello di arrivo, con attenzione alle tappe intermedie. Ebbene, mi chiedo, perchè non ci poniamo domande sul nostro “viaggio” vitale? Perchè non abbiamo alcuna curiosità sulla nascita del nostro cibo?
La terra ci parla di noi e delle nostre “radici”, senza le quali … dove crediamo di andare?
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L’adolescente, il cibo e la fragilità del gambero!
Chiunque si sia trovato alle prese con un adolescente conosce bene quella sensazione particolare, mista a disagio e perplessità, che insorge guardandolo, ascoltandolo e cercando di aprire un varco comunicativo fra il suo tirar su “spallucce” e il suo broncio immotivato. Eppure, l’adolescente, nonostante il suo fare spesso spavaldo e strafottente, è un essere fragilissimo e vulnerabile, in balia di vere e proprie trasformazioni, volte a costruire un’identità, attraverso la risoluzione di problemi che lo sviluppo gli pone continuamente davanti.
In questa fase così particolare e complessa, il cibo assume spesso connotazioni eccezionali e si trasforma, qualche volta, in strumento di ricatto o di “riscatto”, oggetto di scontri o “incontri”, simbolo di un modello da rifiutare o, al contrario, di nuove strade da percorrere. Può accadere, infatti, che l’adolescente utilizzi il cibo come un vero e proprio linguaggio, rifiutandolo o imitando le scelte alimentari degli altri o ancora, semplicemente, operando scelte completamente diverse dai modelli familiari, utilizzando spesso il corpo come strumento da frapporre fra se stesso e il resto del mondo.
Si tratta di un modo per richiamare l’attenzione degli altri sul proprio stato, sulla propria momentanea fragilità e sui propri bisogni che, mai come in questa fase, necessitano di ascolto, accoglienza e comprensione.
Per spiegare la fragilità e la vulnerabilità di un adolescente, F. Dolto, psicanalista infantile francese vissuto nel secolo scorso, paragona l’adolescente al gambero, il quale, prima di fabbricare il guscio nuovo, perde quello vecchio, restando esposto a gravi pericoli. In questa fase, il gambero resta nascosto sotto le rocce e negli anfratti, fino a quando non avrà un nuovo guscio a difenderlo. Se durante il periodo di estrema fragilità subirà delle ferite, esse rimarranno per sempre sottoforma di cicatrici, nonostante il guscio nuovo le ricoprirà.
Il 31 marzo 2012, alle 9, 00, presso la sede della Cia di Pisa, ci sarà un incontro dedicato all’alimentazione in adolescenza, per confrontarsi, capire ed approfondire questo tema così delicato.
Cibo sano, questo sconosciuto. Alimentazione in adolescenza.
Video Ho realizzato il mio orto
Le merende dell’oasi. Percorso “Gustarsi la Natura”
Un incontro sull’alimentazione in adolescenza
Il cibo in adolescenza
L’amore e il cibo al tempo della pubblicità!
La parola “amore”, usata non molto tempo fa per definire addirittura un partito politico (il partito dell’amore!), campeggia oggi su tutte le home di siti aziendali che hanno a che fare con l’alimentazione, ci avete fatto caso? Sì, perchè l’amore è una cosa che interessa tutti, colpisce, ferisce, gratifica, emoziona, commuove; insomma, proprio come il cibo, accomuna e arricchisce di sentimenti e suggestioni. Questo non sfugge a chi si occupa di marketing e chi fa del cibo il proprio strumento di guadagno. L’industria alimentare, quella farmaceutica e le aziende che producono integratori e pasti sostitutivi lo hanno capito molto tempo fa ed hanno affilato le loro armi, fatte di spot, slogan, e presenze illustri che prestano la loro scienza patinata da salotto a questo succulento mercato. Evidentemente, penso, la fetta di torta è davvero grande e conveniente… forse si tratta di una torta intera, con tanto di farcitura!!!
La parola “amore”, dunque, affiancata alle figure di professori illustri e da immagini scelte con sapienza, fanno di certe discutibili pratiche dietetiche (Tisanoreica, Naturhouse, Ducan, ecc.) tendenze trainanti e convincenti, fregandosene altamente della letteratura scientifica seria e accreditata, della biochimica e della fisiologia.
Ebbene, vorrei, come al solito, lanciare una provocazione. Le varie house che con “amore” si prendono cura del nostro corpo e della nostra mente, proponendoci improbabili prodotti e percorsi dietetici, basati più sulle leggi di mercato che sulle conoscenze scientifiche, non aprirebbero le loro saracinesche ogni mattina se non ci fosse il cliente pronto a lasciarsi abbindolare dalla pozione magica di turno. Così come sugli scaffali del supermercato non vedremmo fruttoli, saccocci e pangocciole vari, se le famiglie consumassero latte, yogurt, carne e pane di buona qualità. Allora, questo tanto sbandierato “amore” vogliamo, una volta per tutte, decidere a chi rivolgerlo? A noi stessi, alla nostra famiglia, alla nostra Terra o alle aziende che speculano e giocano sulle nostre corde emotive?
Commento ispirato dalla lettura di questa pagina web
Il “Baby food”, ovvero come invitare l’industria alimentare al lauto banchetto dell’alimentazione per l’infanzia!
“Baby food” è il termine, a mio avviso terribile, con cui certi pediatri, oggi, definiscono gli alimenti industriali destinati all’alimentazione infantile. Non c’è da stupirsi, penserete, siamo nell’epoca in cui tutto viene etichettato, definito, distinto in categorie: junk food, diet industry, etc etc.
Ebbene, mettendo da parte la perplessità relativa a certi modi discutibili di fare informazione e comunicazione di massa, cerchiamo di capire cosa si sta muovendo sotto certe dinamiche relative, appunto, all’alimentazione infantile (e non).
E’ trascorso pochissimo tempo dalla vergognosa guerra Plasmon- Barilla e l’altrettanto vergognosa campagna pubblicitaria promossa dalla FISM (Federazione Italiana Medici Pediatri) a vantaggio dei cibi industriali destinati all’infanzia. Le reazioni dei consumatori e le tante associazioni che li rappresentano , come ricorderete, sono state molte e decise.
Ma i paladini del Baby food sono determinati, pare, a portare avanti la loro battaglia, basata sul dato (supportato da quali ricerche scientifiche?) che il cibo industriale per bambini sia non solo più buono e sano, ma anche più sicuro di quello naturale. Vale a dire che un passato di verdure fatto in casa, secondo questo modo di pensare, nutre meno e fornisce minori garanzie di sicurezza rispetto a quello chiuso in barattolino che compriamo al supermercato.
Leggo su un articolo apparso in questi giorni su un seguitissimo blog: “Anche Giuseppe Mele, presidente FIMP (Federazione Italiana Medici Pediatri) ha ribadito l’importanza già menzionata dall’On. Martini di istituire una Scuola di nutrizione per i pediatri innanzitutto per una promozione all’allattamento materno con un passaggio, dopo i primi sei mesi, ai “baby food” che rispondano a delle leggi ben precise. ” C’è di che preoccuparsi se si pensa che, a proposito di leggi, proprio nel nostro Parlamento, il 15 febbraio scorso, l’ormai famosa dieta tisanoreica è stata “promossa” a dieta elettiva per combattere l’epidemia di obesità in corso nel nostro Paese.
Leggo anche che la procura di Torino indaga su 106 casi di pubertà precoce registrati all’ospedale Regina Margherita. Il pm Raffaele Guariniello ha aperto, difatti, un fascicolo con l’ipotesi di reato di lesioni colpose, al momento contro ignoti, per vederci chiaro sulla diffusa pubertà precoce fra le bambine.
Fra le mie letture sul tema c’è anche un bel lavoro pubblicato nel 2011 dal team pisano del Centro Endocrinologia Pediatrica, Dipartimento di Medicina Procreazione e Età Evolutiva dell’Università di Pisa, relativo alla presenza di una pericolosa tossina fungina dei suoi derivati metabolici nei latti artificiali per neonati e lattanti.
Voglio citare, perchè non si metta nel dimenticatoio, anche la recente campagna contro il prof. Franco Berrino (direttore del Dipartimento di Medicina preventiva dell’Istituto dei Tumori), cui è stata affidata la gestione della ristorazione scolastica di Milano nell’ultimo anno scolastico. Berrino, per chi non lo sapesse, ha abolito bevande zuccherate e insaccati dai menu scolastici, ridotto drasticamente il consumo di carni a favore dei legumi e della verdura di stagione, indicando la dieta mediterranea “vera” quale stile alimentare elettivo per prevenire numerose malattie cardio-vascolari, tumorali e degenerative.
Mi chiedo, a questo punto, cosa possa provare una mamma di fronte a letture di questo tipo e quale possa essere la sua frustrazione di fronte alla scelta più adeguata per il proprio bambino. L’argomento “alimentazione infantile” è ansiogeno di per sé per ogni genitore e credo, francamente, che almeno gli esperti dovrebbero evitare di creare confusione sui termini, sulle definizioni, sulla comunicazione di certi messaggi. Penso che ogni genitore abbia il sacrosanto diritto di informarsi e poi scegliere, a patto che l’informazione sia corretta, chiara e trasparente. E su questo trovo che ci sia ancora moltissima strada da fare.
Che non amo il cibo industriale è cosa nota, così come che non credo nella perfetta buona fede di chi lo promuove a spada tratta. Credo fermamente, invece, nella consapevolezza e nel concetto che ogni scelta debba essere sensata e motivata, non esclusivamente basata sui dettami di una categoria, tanto meno della pubblicità.
Teniamo a mente, quando dobbiamo scegliere, che ormai da tempo il cibo è una “merce” e che quindi ha un mercato. Dove c’è un mercato, si sa, i mercanti fanno il loro mestiere!
Mamma, voglio fare la dieta!
L’adolescenza, si sa, è un periodo di stravolgimenti fisici e psichici cui i nostri figli vanno incontro, che genera non poche conseguenze pratiche, arrabbiature comprese! Oltre alle richieste di uscire da soli, restare ore al telefono con non si sa bene chi e avere quei jeans tanto sciatti quanto costosi, arriva, soprattutto per le ragazze, l’immancabile momento di insoddisfazione per il proprio corpo. Ecco che, improvvisamente, da un giorno all’altro, ci si sente dire “mamma, voglio fare la dieta!”. Guardiamo nostra figlia, che ci sembra perfetta, e le chiediamo il perché. La risposta, immancabilmente, ci disorienta: “Sono grassa!”.
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